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| 27 lug 2022 | 20:15

Due morti in 8 giorni sulla ferrata, la guida alpina: ''se si vuole fare turismo seriamente diventa inevitabile parlare dei pericoli e si devono attrezzare i sentieri esistenti''

La guida alpina della val di Sole Italo Menapace: "Gli errori vengono commessi e subentrano tante variabili tra un incidente grave o quello che viene definito un colpo di fortuna". Le associazioni frenano sulla "sistemazione" di tratti senza protezione di questi sentieri: "E' un trend delle società alpinistiche. E' una scelta legittima però poi non bisogna stupirsi se qualcuno purtroppo cade nel vuoto"

Due morti in 8 giorni sulla ferrata, la guida alpina: se si vuole fare turismo seriamente diventa inevitabile parlare dei

TRENTO. "Le tragedie sulle montagne possono, purtroppo, capitare. Si cercano responsabilità come la presenza di rifugio o degli impianti di risalita ma dietro un errore c'è molto spesso il fattore umano". Queste le parole a Il Dolomiti di Italo Menapace, un'esperta guida dell'Associazione in val di Sole. "La minima disattenzione può costare carissimo, anche sui sentieri tradizionali. Bisogna sempre usare la testa e avere responsabilità, però gli errori vengono commessi e subentrano tante variabili tra un incidente grave o quello che viene definito un colpo di fortuna".

 

I due morti in 8 giorni hanno aperto il dibattito sulla sicurezza di certi percorsi ma anche sull'aumento di escursionisti poco preparati all'ambiente montano. "Questo è un dato oggettivo: alcune zone sono estremamente frequentate - spiega Menapace - ma non è una situazione improvvisa da quest'anno. Però dobbiamo considerare che gli incidenti molte volte coinvolgono anche gli escursionisti e gli alpinisti esperti che sottovalutano i pericoli o che abbassano la guardia. Le disattenzioni possono accadere e gli errori vengono commessi in qualunque momento, come in tutte le attività quotidiane".

 

La ferrata Santner è tra le zone più conosciute e più suggestive delle Dolomiti con un'altitudine minima di 2.337 metri e massima di 2.741 metri. Porta dal rifugio Fronza a passo e da lì nella valle del Vajolet. Un'area molto frequentata, sempre di più con le montagne prese d'assalto con molte più opportunità per avvicinarsi all'ambiente montano. Oggi in generale sono molte di più le possibilità per arrivare in vetta.

 

"I rifugi esistono in molti casi da più di un secolo - evidenzia Menapace - stesso discorso per gli impianti a fune che sono presenti da decenni. Le ragioni di un incidente in montagna non possono essere ricondotti alle infrastrutture in quota. Spesso si cercano motivazioni o cause, senza soffermarsi sul fattore umano. La ferrata Santner è facile ma molto particolare in certi punti: alcuni tratti sono molto esposti e non attrezzati. A scendere è ancora più pericolosa. E' vero che ci sono più escursionisti inesperti e superficiali, però se si vuole fare turismo seriamente e si vuole propagandare la cultura di montagna, diventa inevitabile parlare chiaramente dei pericoli e si devono sistemare anche i sentieri esistenti, soprattutto quelli potenzialmente più frequentati e più accessibili anche da persone non esperte".

 

L'Avs ha spiegato che "le vie sulle Dolomiti non sono difficili perché non sono pensante per l'avventura. Certo, oggi gli escursionisti si aspettano vie attrezzate dall'inizio alla fine del percorso ma questa è una dinamica che si è sviluppata negli ultimi 15 anni. Una ferrata come la Santner mantiene le caratteristiche e la logica di quando è stata aperta più di un secolo faQuesta vocazione non può essere persa o sacrificata per le esigenze moderne: bisogna prepararsi quando si affronta un'escursione e aver presente i propri limiti" (Qui articolo).

 

Le stesse associazioni frenano sulla "sistemazione" di tratti senza protezione di questi sentieri, quasi a voler mantenere lo status quo originale per puristi. "E' un trend delle società alpinistiche. Anche sul Brenta, per esempio, sono state rifatte le bocchette ma i tratti non attrezzati sono stati lasciati così. E' una scelta legittima, però poi non bisogna stupirsi se qualcuno purtroppo cade nel vuoto e cercare spiegazioni o responsabilità. L'alternativa è mettere cordini ovunque - continua Menapace - questo certamente riduce i pericoli e migliora la gestione del rischio, che non può essere comunque azzerato. Ognuno deve avere poi molta responsabilità personale perché la via può essere completamente attrezzata ma se non usano i dispositivi, può accadere un incidente grave".

 

Il Cai Alto Adige è invece possibilista sulla riclassificazione delle vie e dei sentieri, anche perché l'offerta è molto aumentata sulle montagne (Qui articolo). "Si potrebbe fare forse una revisione e inserire dei gradi di difficoltà più articolati, come avviene in Germania, Austria e Svizzera", conclude Menapace.

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